Incontro IAPD per la Cultura della Pace

“L’occasione che ci vede oggi riuniti è la celebrazione di due grandi e significative ricorrenze delle Nazioni Unite, la “Giornata mondiale della fratellanza umana” e la “Settimana mondiale dell’armonia tra le fedi”.

 Con queste parole e citando Antonio Guterres, Segretario Generale dell’ONU, che esortava a “fare di più per promuovere la tolleranza, la comprensione e il dialogo culturale e religioso”, Gabriella Mieli, moderatrice dell’evento, ha inaugurato lunedì 15 febbraio l’incontro “Costruire ponti oltre i confini: fraternità, prosperità condivisa, valori universali”. L’evento è stato organizzato dall’ ”Associazione Interreligiosa per la pace e lo sviluppo” (IAPD-Italia), un progetto della “Federazione Internazionale per la pace” (UPF-Italia), in collaborazione con la Federazione delle Donne per la Pace (WFWP).

“Viviamo in un’epoca di grandi progressi, ma dove spesso prevalgono interessi personali, economici e politici egoistici. La IAPD si propone di fare emergere la necessità della spiritualità nella politica, nella cultura, nei media, nell’economia e nell’educazione e attraverso iniziative concrete di guidare la società verso la pace e l’ideale di “Una Famiglia Umana con Dio”. Con queste parole Michele Cavallotto, coordinatore della IAPD-Italia, ha aperto gli interventi.

Dopo “Amazing Grace”, uno tra i più famosi inni cristiani , Gabriella Mieli, ha letto il messaggio della Rabbina Barbara Aiello, prima rabbina donna in Italia, fondatrice del Movimento pluralista ebraico progressivo. La religiosa ha parlato di tre esperienze pratiche vissute insieme alla sua comunità, di come costruire ponti di fraternità: la partecipazione alla cena conclusiva del Ramadan, presso una comunità Sufi; l’apertura al pubblico della sinagoga, durante una festa cittadina, con l’esposizione dei rotoli della Torah; e la celebrazione, con il parroco e la comunità cattolica locale, delle festività ebraiche. La rabbina ha poi parlato del suo intervento presso le Nazioni Unite, dove ha esposto i suoi programmi e le sue attività interreligiose.

Ha fatto seguito il messaggio dell’Imam Nader Akkad, PhD e ricercatore. “Possiamo costruire ponti in cinque modi: il primo, riconoscere l’uomo nella sua integrità di anima corpo, con il suo diritto alla spiritualità, ad una propria fede rispettata; il secondo, il diritto dell’uomo alla pace e per questo lavorare per la riconciliazione delle conflittualità; il terzo, la costruzione e la pratica della solidarietà; il quarto, creare la cultura della tolleranza nel dire e nel fare; il quinto e ultimo è quello della fraternità, dell’uguaglianza, del riconoscersi fratelli e sorelle con pari diritti. L’Imam ha poi esortato alla pratica degli insegnamenti dei testi sacri e a diventare costruttori di pace e del dialogo”.

Per Francesco Canale, Pastore Evangelico “dobbiamo individuare i valori ponte che uniscono e che ci aiutino a capire l’altrui comprensione di Dio. Questi principi possono essere rappresentati in tre passaggi: nel passaggio del confronto e del dialogo, che inizialmente crea un legame reciproco; nel confronto dell’ amore, che alimenta la conoscenza reciproca e il rispetto; e infine nella comunione, che crea unione. Quello che stiamo facendo oggi è importante, per esercitarci a pensare in termini di ponti, per condividere valori che costruiscano i ponti e per creare una cultura sempre disposta a eliminare la contesa e a facilitare il dialogo”.

Don Valentino Cottini, docente di Relazioni Islamo-cristiane, ha sottolineato “l’importanza della carità, capace di spingersi al di là dei limiti della propria cultura e della propria religione. La carità non è facile come non lo è il dialogo interreligioso vero, perché demolisce molte barriere culturali e richiede pazienza e delicatezza infinite”. Don Contini ha ricordato le iniziative di Giovanni Paolo II, come quella di Assisi del 1986; l’incontro di Papa Francesco con il Grande Imam di Al-Azhar e l’Enciclica “Fratelli Tutti”. Ha concluso affermando “che le religioni sono segno e strumento di speranza se accettano di collaborare nella carità”.

Dopo lo stacco musicale “The Gift of Love”, il Primo inno interreligioso mondiale, interpretato da Sami Yusuf, ha preso la parola Luis Miguel Perea Castrillon, vescovo della “Anglican Episcopal Church of Europe”. “ La massima espressione di potenza è tendere la mano verso lo sconosciuto e noi come ministri abbiamo il compito, non solo di rinforzare il messaggio spirituale rivolto ai nostri fedeli, ma di riuscire a toccare il cuore di ogni persona con cui ci troviamo a parlare. Questo per arrivare ad avere una comunicazione in due direzioni, verso l’alto, con il Creatore, ma soprattutto verso il basso, per trovare l’altro e riconoscergli lo stesso valore che noi rivendichiamo per noi stessi. A prescindere dalla sua lingua, dal colore della pelle, del luogo dove è nato e dal credo che gli è stato insegnato”.

Il Monaco buddista tibetano Tenzin Khentse ha spiegato come “per quanto sia nobile l’immagine di costruire ponti, queste strutture sono create per superare ostacoli naturali, ma le barriere, i confini, i fili spinati, i muri culturali, etnici, religiosi, sono del tutto artificiali. La prima cosa da fare è abbattere queste barriere che ci fanno vedere l’altro, troppo altro. Non dobbiamo fare tanti discorsi culturali e filosofici, ma invitare semplicemente l’altro a casa tua, offrirgli la cena, farlo partecipare alle tue festività e celebrare con lui il tuo Capodanno, la tua Pasqua e fargli sentire il tuo canto quando preghi. Queste sono le cose che fanno breccia nel cuore delle persone”.

Giampiero Leo, portavoce del Coordinamento interconfessionale “Noi siamo con voi”, della Regione Piemonte, ha illustrato l’attività della sua associazione rivolta “al sostegno delle vittime delle persecuzioni, al riconoscimento del diritto dell’uomo alla religione, alla pace e ai diritti umani”. Ha concluso affermando come la solidarietà porti alla giustizia, alla prosperità condivisa e come sia importante coltivare la cultura della tolleranza e come la fraternità, sia forse l’unica forza ideale, culturale e politica che può portare ad affrontare gli immensi problemi del nostro mondo”.

David Fraser Harris, segretario generale UPF Medio Oriente e Nord Africa, ha sottolineato come in tempi di sofferenza e di solitudine è bene che le fedi unite offrano una voce che conforti, che guarisca e che dia speranza. Ha poi ricordato l’incontro celebrativo della Giornata della fratellanza del 4 febbraio, tenuto dall’UPF in collaborazione con Al-Liqa, il Centro per gli studi religiosi e del patrimonio della Terra Santa, al quale hanno partecipato Monsignor Yoannis Lahzi Gaid, già Segretario privato di Papa Francesco e il giudice Mohamed Abdel Salam, Segretario generale dell’Alto comitato della fraternità umana. Appellandosi poi ai leader religiosi ha chiesto che “il nostro amore per l’unico Dio, il nostro rispetto reciproco e la nostra passione per la pace, risplendano e servano come una voce unita, che rappresenti il Dio amorevole che sta chiamando tutti i suoi figli a casa”.

Franco Ravaglioli, segretario generale della Federazione Internazionale per la Pace (UPF-Italia) ha dato lettura della Dichiarazione sul dialogo interreligioso dell’ UPF. Nel documento si auspica la creazione di un Consiglio di leader religiosi delle diverse fedi presso le Nazioni Unite, che collaborino con i rappresentanti dei governi, per una pace duratura. Ha quindi concluso l’incontro ricordando l’insegnamento principale di Papa Roncalli: “Cercate quello che vi unisce, più che quello che vi divide” e citando le parole di Madre Moon: “Se cambiassimo il modo di pensare dal desiderio di ‘ricevere amore’al voler ‘dare amore’, la pace nel mondo sarebbe alle porte. La mia preghiera è che facciate vostro questo motto: La Pace inizia da Me”.

Stampa