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Ritroviamo la sperarza di credere nella pace

 

“Promuovere speranza di pace in tempo di guerra: Riflessioni sul conflitto Israelo-Palestinese in corso” è il tema del webinar svoltosi martedì 7 maggio 2024, organizzato dal “Peace Forum” di UPF-Italia, Federazione Internazionale per la Pace nel Mondo, nell’ambito del ciclo d’incontri “Essere Costruttori di Pace”.

Il webinar è stato aperto da Carlo Zonato, presidente di UPF Italia, che ha posto l’accento sull’impegno della federazione nel “promuovere una cultura e percorsi di pace interdisciplinari e interreligiosi attraverso una serie di progetti mirati negli ambiti della governance, della politica, delle fedi, del mondo accademico, dei media e della comunicazione, dell’economia, dell’arte e della cultura”.

Per Zonato “un mondo di pace e coesione sociale è possibile se ognuna di queste aree o discipline opera in sinergia per il bene della famiglia umana”. Ha poi spiegato che il ‘Peace Forum’ è “un progetto di condivisione e d’informazione sui temi della pace e che i protagonisti del forum sono esperti nelle varie discipline sociali, ‘costruttori di pace’ e ‘ambasciatori di pace’ di UPF. Questo è lo spirito che ci accomuna e con il quale cooperiamo”.

Il presidente di UPF Italia ha proseguito affermando che “l’incontro di oggi è dedicato al conflitto Israelo-Palestinese in corso, una situazione che ci sta molto a cuore” e spiegando che “non sarà una trattazione geopolitico-istituzionale sul conflitto in corso, ma che avrà un taglio che già il titolo fa intuire”.

Ha terminato presentando i due ospiti: David Fraser Harris, Segretario Generale di UPF per il Medio Oriente e Nord Africa e Hod Ben Zvi, Presidente di UPF Israele.

“Ci troviamo ad affrontare una situazione tragica dove la speranza sembra sfuggente”, ha osservato Fraser Harris. “Se anche tutte le ostilità cessassero in questo istante e le armi fossero deposte, il mondo si sentirebbe risollevato, ma questo non significherebbe il raggiungimento della vera pace”. Oggi siamo chiamati a guardare più in profondità, “si tratta di addentrarci nel complesso processo di costruzione della pace, un viaggio reso difficile, ma profondamente essenziale in mezzo a tanti conflitti ricorrenti”.

Dopo queste parole Fraser Harris ha presentato un breve video sull’impegno ventennale di UPF in Medio Oriente a favore della pace, passando poi a introdurre il secondo ospite dell’incontro, Hod Ben Zvi.

 

 

Davi Fraser Harris con Hod Ben Zvi

 

 

 

“Sono nato da sopravvissuti all’Olocausto in mezzo a guerre regionali; queste esperienze hanno significativamente plasmato la mia visione del conflitto e dell’umanità”, ha esordito il relatore, osservando che “siamo portati a pensare che ciò che sta avvenendo riguardi solamente Israele e la Palestina o fazioni palestinesi. In realtà ha conseguenze molto più grandi”.

Ben Zvi ha spiegato che “Israele è sostenuto da alcune democrazie occidentali, mentre sull’altro versante abbiamo quello che è chiamato informalmente l’asse della resistenza che include Iran, Hamas e altri, sostenuti da Russia e Cina. Siamo nel contesto di una di situazione su scala globale”.

 

 

Hod Ben Zvi presidente UPF Israele

 

 

Ha poi ricordato i numerosi conflitti che hanno coinvolto e insanguinato molti popoli del Medio Oriente negli ultimi dieci anni, con il loro carico di sofferenze, morte e distruzione, ma “sembra che non sappiamo ancora come fare per passare da questa situazione a una condizione di pace e riconciliazione”.

Per il relatore c’è una lotta in corso che coinvolge non solo due popoli, ma “vedo un conflitto su larga scala tra diverse culture o filosofie di vita: il fondamentalismo radicale o estremista, a volte caratterizzato da una forte autorità religiosa, che priva le persone dei diritti umani, e il comunismo, che nega l’esistenza di Dio e viola anch’esso i diritti umani”.

“E le democrazie?”, si è chiesto Ben Zvi. “Esse garantiscono i diritti civili, politici e sociali, ma non sono esenti dal decadimento morale e dal degrado delle istituzioni”.

Ha proseguito ricordando che nonostante l’immagine molto cupa con cui si dipinge il Medio Oriente non sono mancati i progressi che incoraggiano a pensare e a lavorare per il cambiamento. E’ importante evidenziarli, ha spiegato, perché indicano la giusta direzione: il trattato di pace tra Egitto e Israele nel 1979; il successivo importante

trattato di pace con la Giordania nel 1994; e più recentemente gli Accordi di Abramo nel 2020, che hanno portato, a suo parere, una grande speranza.

Per Ben Zvi un importante contributo alla pace è rappresentato dall’impegno dei coniugi Moon, fondatori di UPF, che hanno dedicato la loro vita e fondato numerose organizzazioni per realizzare un mondo pacificato. Essi insegnano a considerare l’umanità come una grande famiglia, in cui le differenze del colore della pelle, etniche, culturali, e religiose rappresentano una risorsa. Per loro la causa del disordine e della sofferenza è l’alienazione dei primi esseri umani da Dio. Essi rimarcano inoltre la necessità di ripristinare questo rapporto e sottolineano il ruolo genitoriale del Creatore, per riconoscerci fratelli e sorelle e superare barriere, divisioni e conflitti.

L’oratore ha spiegato che Dio, come genitore, prova dolore quando i suoi figli sono in conflitto e cerca di educarci a vivere una vita a servizio degli altri e a rifuggire da egoismo e avidità. “Dobbiamo imparare a guardarci gli uni gli altri con gli occhi di un genitore”, ha esortato.

Dopo la proiezione del video della Preghiera delle Madri, Fraser Harris ha ripreso la parola condividendo alcune dichiarazioni di un israeliano e di un palestinese che a causa della guerra hanno entrambi perso i loro cari.

Spiega l’israeliano che “il primo passo per raggiungere un futuro condiviso è conoscere la narrazione dell’altra parte. Le nostre storie si sono allontanate sempre di più, ma s’incontreranno nel futuro”. Per il palestinese “siamo arrabbiati. Siamo molto arrabbiati, ma non lasciamo che la rabbia ci anneghi nell’odio”.

Ben Zvi ha proseguito parlando di un’organizzazione di auto aiuto chiamata “Bereaved Parents”, formata da alcune centinaia d’individui e famiglie israeliani e palestinesi che hanno perso i loro cari. Per l’oratore la stessa situazione può portare ad approcci molto diversi. “Il messaggio che vorremmo lasciare è quello di riuscire a trasformare le situazioni più dolorose e difficili in un potere interiore capace d’ispirarci a lavorare per un futuro di pace per noi, per i nostri cari e per il futuro”. E’ quello che ha fatto Ben Zvi dopo che suo nipote è morto il primo giorno di guerra. “L’alternativa è cadere nella trappola del rancore, dell’odio e del desiderio di vendetta. Questa scelta fa parte della responsabilità personale”.

Fraser Harris ha poi raccontato l’esperienza di una volontaria inglese che gli confessò di sentire di aver fallito come mediatrice perché provava una grande compassione solo per le sofferenze del popolo palestinese. Nel viaggio di ritorno in aereo sedeva accanto a lei una signora israeliana che per tutto il viaggio le parlò della sua sofferenza. “Per la mediatrice si aprì una nuova finestra su un mondo di sofferenza che prima non vedeva”.

Per l’oratore incontrare persone, ascoltare le loro narrazioni, anche se opposte alle nostre, può essere il punto di partenza del cambiamento che ci permette di vedere da una prospettiva più alta: un’esperienza che potrebbe cambiarci interiormente.

Ben Zvi ha continuato spiegando che attualmente “UPF sta lavorando con C.U.R.E. un’organizzazione cristiana non profit con sede negli Stati Uniti d’America, che dona enormi quantità di aiuti medici a molti paesi nel mondo. Stiamo collaborando con loro per finanziare più consegne possibili di aiuti sanitari sia a Gaza sia in Cisgiordania.”.

Commentando poi l’affermazione di un’Ambasciatrice di Pace siriana che dichiarava di essere araba, ma di sentire che il suo compito era di portare la pace e non di schierarsi, Ben Zvi osservava che non parteggiare “non significa non avere un’opinione, essere compiacenti o disinteressati, ma vuol dire non gettare benzina sul fuoco o fomentare atti di aggressione”.

Terminando ha esortato ad avere un cuore di genitore e cercare sempre un modo positivo per affrontare e risolvere le diverse situazioni: “Le soluzioni a lungo termine provengono dal cambiamento del nostro atteggiamento interiore verso noi stessi, gli altri, il mondo e verso il nostro Genitore Celeste”.