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Il valore della spiritualità per l’armonia sociale

Con queste parole pronunciate da Carlo Zonato, presidente di Universal Peace Federation Italia, si è aperta la tavola rotonda sul tema “Il Valore della Spiritualità per l’Armonia Sociale”.

Promossa dall’Associazione Interreligiosa per la Pace e lo Sviluppo (IAPD-Italia), un progetto di UPF, la riunione si è tenuta mercoledì 5 ottobre 2022 in modalità online.

 Sono intervenuti la Psichiatra Agata Distefano; lo Psicologo Antonio Buonaiuto; il Pastore Evangelico dell’“Equippers Church” Francesco Canale; il Vescovo della Chiesa Episcopale Anglicana (A.E.C.E.) Luis Miguel Perea Castrillon; l’Imam della Grande Moschea di Roma Nader Akkad; il Direttore della Federazione delle Famiglie (FFPMU) di Torino Sergio Coscia; il Monaco Buddista Tibetano Tenzin Khentse; e la moderatrice Maria Gabriella Mieli, Relazioni Esterne UPF Italia.

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 Agata Distefano, psichiatra, ha aperto i lavori citando una ricerca apparsa quest’anno sulla rivista The Lancet che ha evidenziato come “la prima ondata pandemica e il relativo lock down ha determinato un notevole incremento a livello mondiale dei casi d’ansia e di depressione”. La paura, ha spiegato, ha fatto da detonatore a una sofferenza psichica dilagante, che ha colpito ambedue i sessi in maniera identica. Ha poi riferito di un altro studio della Columbia University, che ha dimostrato come un atteggiamento improntato alla resilienza e alla flessibilità abbia un effetto calmierante sul disagio psichico. “Un atteggiamento particolare dal punto di vista etico, spirituale e di modellamento” ha precisato “può determinare un’importantissima condizione di benessere della società, evidenziando che il nostro atteggiamento ha il potere di modificare l’impatto che una condizione stressante produce”. Ha parlato delle grandi difficoltà degli operatori della salute e sue personali durante il periodo pandemico, che nel suo caso sono state alleviate dal suo maestro spirituale. “Questo mi ha permesso di essere in grado di affrontare le sofferenze dilaganti che hanno colpito soprattutto i giovani, privi di grandi strumenti personali, che si sono ritrovati a vivere in una situazione d’isolamento che li congelava” ha concluso la psichiatra.

La parola è passata al Pastore Francesco Canale, che rifacendosi all’intervento della relatrice precedente ha evidenziato “l’importanza e il valore della spiritualità per l’essere umano, per non sentirsi solo, perso e disorientato. Una bussola che la gran parte dell’umanità, così presa dal materiale, ha perso, ma che abbiamo il dovere di ritrovare, perché la dimensione personale della spiritualità può rappresentare un valore per la costruzione di un’armonia sociale”.  Ha raccontato del suo rapporto giovanile con Dio mediato dalla musica, servendo nelle varie comunità come musicista e direttore del coro. “L’armonia musicale” ha spiegato “può essere costruita accordandosi. Non bisogna scordarsi. Se uno si scorda, non partecipa e non si crea un’armonia”. Per Canale la dimensione spirituale della nostra esistenza è in grado di accordare le nostre differenze. Può equilibrare i conflitti e restituire all’umanità, alle nostre generazioni che sempre più vivono una spersonalizzazione, il senso del perché dovremmo essere uniti. Ha terminato affermando che “l’armonia è l’incastro perfetto che credo si possa realizzare solo quando si ha la possibilità di condividere la spiritualità”.

“Quando parliamo di armonia a livello sociale, vogliamo far riferimento al giusto punto di equilibrio raggiunto nella cosa più intima per l’essere umano, la sua capacità di rapportarsi con il fratello, il suo incontro con l’altro” ha dichiarato Luis Miguel Perea Castrillon.  A testimonianza di questa sua affermazione ha raccontato che quand’era studente universitario di filosofia ha conosciuto un giovane di grandi qualità umane, che lo aveva profondamente colpito. “ Questo ragazzo condividendo la sua capacità di suonare la chitarra e di esibirsi in alcuni numeri imparati al circo ha cambiato non solo la sua vita, ma anche quella di tanti giovani intorno a lui. Diventato poliziotto ha continuato a mantenere un’attitudine positiva, a prescindere dalle sue convinzioni religiose, e ha saputo innalzare la qualità umana delle comunità molto povere e provate nelle quali prestava servizio”. Questo giovane, ha spiegato il vescovo, aveva capito che promuovendo l’armonia e l’equilibrio è possibile trasformare positivamente una società. Ha concluso affermando che “abbiamo un grande bisogno di metterci tutti sulla stessa lunghezza d’onda per raggiungere l’armonia sociale. Questo compito potrebbe sembrare che riguardi solo i capi delle nazioni, ma è una responsabilità di ciascuno di noi, per la quale dobbiamo agire per trasformare la società”.

Nader Akkad, ha aperto il suo intervento recitando in arabo il versetto del Sacro Corano dell’armonia spirituale e sociale, che ha spiegato punto per punto. “Il versetto si rivolge a tutta l’umanità e lega la gente al creatore. Non si può quindi creare l’armonia totale se non riconosciamo di essere stati creati da Dio”, ha commentato. “L’affermazione ‘Vi abbiamo creato da un maschio e una femmina’, presuppone un discorso armonioso tra l’uomo e la donna che è alla base della famiglia”. Spiega, inoltre, che Dio ci ha creato tutti da una coppia e che quindi c’è un’uguaglianza di diritti e di doveri. “Vi abbiamo fatto di diversi popoli e nazioni”, questo punto, afferma  l’imam, indica che non si può creare un’armonia se non sentiamo il valore della diversità. Una società armoniosa è quella che riconosce che le differenze sono un dono di Dio. “Affinchè vi conosceste a vicenda”, riconosce che tutti i punti che sono stati illustrati devono condurre alla conoscenza reciproca, che richiede il rispetto delle parti. In conclusione Akkad ha spiegato che il versetto termina precisando che si giunge al Creatore e a tutti i valori che portano all’armonia sociale attraverso l’amore e il timore di Dio. “L’amore mi porta ad adorarlo in modo intenso, da amico e da vicino e il timore mi permette di non commettere i peccati che mi possono allontanare dal Signore”.        

 “Quando ho saputo del tema di questa serata, ho subito pensato alla famiglia” ha esordito Sergio Coscia, direttore della Federazione delle Famiglie di Torino. Il relatore ha quindi citato la Carta sociale europea che afferma che la famiglia è “la cellula fondamentale della società” e che dev’essere tutelata “per garantire il suo pieno sviluppo”. Essa, ha rilevato, rappresenta il primo luogo di formazione interiore e d’interazione sociale fin dai primi anni della nostra vita. “La famiglia influisce anche sulla sensibilità ai valori spirituali, sulla fede religiosa e sull’apertura o meno alle diverse forme di spiritualità degli altri”. Riguardo alle difficoltà delle famiglie “dobbiamo avere fiducia nella natura spirituale dell’uomo, che se radicata nell’amore, contribuisce alla formazione di famiglie forti, unite e armoniose”. Parlando della crisi attuale dell’istituto famigliare ha evidenziato come questa situazione provoca malessere e sofferenza, che si riflettono anche a livello sociale, talvolta in modo estremo, con comportamenti asociali e criminali. “Dobbiamo sostenere la famiglia perché diventi la scuola dell’amore, del vivere per gli altri, creatrice di pace, stabilità, benessere interiore ed esteriore e di armonia sociale”, ha terminato Coscia.

Ha preso la parola Tenzin Khentse, Monaco Buddista Tibetano, che ha affermato che “il vero significato della spiritualità è più profondo e universale di quello della religione e che dobbiamo imparare a lasciare uscire la nostra parte spirituale con spontaneità”. La natura divina che c’è in noi, ha spiegato, se repressa o disturbata da una mente agitata, ci porta a porre noi stessi e i nostri interessi al primo posto”. Questo secondo il relatore “è sbagliato, non solo nei termini dell’insegnamento di una tradizione spirituale, ma anche rispetto all’ordine naturale delle cose, come insegna la natura stessa, esempio di armonia e di bellezza”. Il monaco ha esortato a imparare da queste qualità della natura; ad aprire i nostri cuori verso il tutto; ad arricchirci dei valori della famiglia, intesa come luogo di crescita; a considerare il mondo come la nostra casa allargata. Riferendosi alla pace interiore ha spiegato che “ci viene insegnata dai maestri spirituali, che ci educano a disciplinare la nostra mente, perché le sue qualità siano messe a disposizione del raggiungimento della comunione con gli altri e del loro benessere”. Ha osservato che “non ci può essere felicità personale che prescinda da quella condivisa con gli altri e che questo messaggio, prima di essere un insegnamento religioso, è una legge della natura stessa”.

Antonio Buonaiuto, psicologo, ha iniziato il suo intervento spiegando di aver intrapreso la professione di psicologo per il desiderio di aiutare le persone nel bisogno. Ha parlato della mente agitata che c’è dentro di noi, che “si manifesta quando non c’è un’armonia tra la ragione e la nostra parte emotiva e quando la razionalità non è applicata all’emozione, che quindi prende il sopravvento”. Buonaiuto ha proseguito affermando che “quando riusciamo a portare sul piano della realtà le nostre emozioni e comprendiamo che alla base di esse possa esserci un pensiero distorto, la razionalità può esserci d’aiuto a riprendere in mano la situazione”. Per il relatore la convivenza tra i due emisferi del cervello, tra le emozioni e la ragione e tra gli esseri umani all’interno di un gruppo è fondamentale. La sua mancanza è causa di un’esistenza disfunzionale, che porta alla distruzione e, questo, ha ripetuto, avviene quando le emozioni prendono il sopravvento. “Si è parlato dell’importanza dell’armonia con il prossimo” ha affermato “ma è fondamentele prima di tutto trovare l’equilbrio all’interno di noi stessi. Questa condizione” ha spiegato “ci permette di contribuire all’armonia sociale anche con le nostre diversità. Gli strumenti sono l’empatia, la tolleranza e il rispetto per le differenze”.

La tavola rotonda è terminata con una sessione di domande e risposte tra i giovani provenienti dalle comunità degli esponenti religiosi presenti e i relatori.