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Arte e cultura strumenti di pace – Tavola rotonda IAACP

Sono strumenti efficaci perché toccano in profondità la nostra dimensione emotiva, più di quella razionale e questo indipendentemente dalla nazionalità, dalla nostra tradizione o dalle diverse etnie. Possono rappresentare un prezioso ponte di collegamento per superare divisioni e conflitti e per costruire vera solidarietà. La creatività e la bellezza insite nella cultura e nell’arte contribuiscono a elevare lo spirito umano e della comunità”. Con queste parole Carlo Zonato presidente di Universal Peace Federation (UPF) ha aperto la tavola rotonda “Arte e Cultura Strumenti di Pace”, svoltasi il 13 ottobre 2022, in modalità online.

L’incontro è stato organizzato dall’Associazione Internazionale Arti e Cultura per la Pace (IAACP), in collaborazione con l’Accademia per lo sviluppo della voce; il Teatro delle Chimere; l’Associazione Arte e Tendenza; e l’Associazione Verso l’Alto.

Sono intervenuti Stefania Grossi, Teatroterapeuta, Attrice Burattinaia, Formatrice e Docente Universitaria; Enzo Falzone, Docente, Attore, Pittore, Poeta e Scrittore; Miriam Jaskierowicz Arman, Pedagoga Vocale, Docente, Poetessa e Pittrice; ed Enza Pennino, Coordinatrice IAACP Italia e moderatrice dell’evento.

“L’Associazione che inauguriamo vuole contribuire a creare un mondo di concordia con i suoi artisti, uomini di cultura, ambasciatori di pace e con tutti coloro che svolgono queste attività e condividono questo ideale”, ha spiegato Enza Pennino in apertura dei lavori. Per la coordinatrice arte e cultura sono mezzi in grado di comunicare messaggi e valori molto importanti, per contribuire a formare cittadini migliori e più responsabili. “Sono forze”, ha ricordato, “che hanno la capacità di denunciare, sensibilizzare, emozionare e in grado di aprire gli occhi della mente e di toccare il cuore. Gli artisti sono creatori di bellezza e operatori di pace”. Ha aggiunto che l’Associazione intende proporre l’arte e la cultura come strumenti capaci di sentire e di leggere la nostra contemporaneità e di spiegare quello che succede intorno a noi, per realizzare una nuova forma di comunicazione. “Un ultimo punto di forza di quest’associazione è la volontà di stabilire un patto di alleanza con tutti i suoi membri e collaboratori. Lo scopo è di mettere al servizio della comunità, secondo le competenze dei singoli artisti e uomini di cultura, sensibilità, tempo ed esperienze per concorrere alla costruzione di un mondo di armonia”, ha concluso.

Ha preso la parola Enzo Falzone, che ha esordito affermando che “l’arte nelle sue varie espressioni è il linguaggio privilegiato per la pace, perché gli artisti sono persone particolarmente sensibili d’animo”. Ha citato la preghiera di San Francesco: “Signore fa di me strumento della tua pace”, esortando a metterla in pratica e a diventare operatori di pace. “La sensibilità artistica non può essere sorda al lamento dei popoli oppressi dai conflitti e dalla fame”, ha affermato, “perché l’arte e la cultura uniscono il mondo e ripudiano ogni forma di violenza e di guerra. Noi artisti, in particolare, dobbiamo essere pronti a sconfiggerle”. La pace è una necessità di cui tutta l’umanità ha bisogno, ma è difficile da raggiungere, ha osservato. Dobbiamo gridare tutti insieme basta alla guerra, unirci e dare il nostro contributo. Per Falzone “la pace impone a noi artisti di dare un significato alla bellezza, facendoci portatori di fraternità e di solidarità”. Ha parlato dei mesi bui che stiamo vivendo, nei quali tutti gli appelli alla pace, anche quelli del Papa, sono ignorati. Riferendosi alle diverse iniziative di arte e cultura che svolge nelle varie associazioni di cui fa parte, tra cui una dei Bersaglieri, e alla sua attività di docente, ha rimarcato che “l’esortazione alla concordia e al rifiuto della guerra rimane sempre al centro del mio impegno”. Ha terminato affermando: “La pace è qualcosa di sublime, la conosciamo ma non la mettiamo a proprio agio. Dobbiamo essere tutti pronti a portare questo messaggio bello che è la pace”.

“La prima cosa che dobbiamo fare come artisti è ringraziare Dio per il dono del talento che ci ha fatto. Nella mia attività artistica e nella vita non rincorro la fama, il successo o la carriera, ma cerco di comunicare, di servire e di dare una mano al mio prossimo”, ha spiegato Miriam Jaskierowicz Arman. Ha raccontato della sua straordinaria esperienza vissuta a Kiev agli inizi degli anni novanta, nel momento in cui l’Ucraina e la Russia si erano aperte. Si respirava un’aria di pace, fervevano una passione e un amore straordinari per l’arte e la cultura e s’incontrava un’umanità aperta, dopo tanti anni di chiusura. Per l’artista israeliana “l’arte è un linguaggio che nasce dall’anima, che va condiviso, che non ha confini, che parte dal cuore e dalla mente, da una sensibilità all’altra e porta all’amore del prossimo e alla pace”. Ha parlato della festa ebraica di Sukkot, delle Capanne, che sta celebrando pubblicamente a Bova Marina, in Calabria, nei pressi dei resti archeologici di un’antica sinagoga; e del Concorso nazionale di poesia per la Shoah da lei promosso e giunto alla sua terza edizione. Espressioni del suo impegno per l’arte, la cultura e  la divulgazione. In conclusione ha rivolto un accorato appello agli artisti: “Come persone che vogliono portare la pace dobbiamo combattere contro l’insensibilità nei confronti della grande sofferenza del mondo. Dobbiamo metterci tutta l’anima, la forza, l’amore e dobbiamo condividere il nostro mondo interiore. Solo così potremo avere una civiltà di armonia. La pace è un diritto, un dono e il desiderio di ogni essere umano”.  

 Prima dell’intervento di Stefania Grossi è stato proiettato un video sull’attività della teatroterapeuta e del suo Teatro delle Chimere. “Tutte le persone che avete visto nel video sono gli attori dei miei percorsi di cura: i carcerati, gli autistici e i pazienti psichiatrici”. Per la relatrice l’arte come strumento di pace deve tradursi in azione e deve essere un ponte, una mano che si tende. Da quella mano deve arrivare ad altre mani tutta una serie di strumenti che permettono alle persone di cambiare nella direzione della pace.

   “Quello che insegna la cura del teatro è che gli strumenti che noi impariamo sul palco vanno trasportati nella vita quotidiana e applicati con coerenza”. L’arte è uno strumento potentissimo, ha affermato, perché è pratica e non teoria; è azione e non parola; è comunicazione e non accademia; è un aspetto della quotidianità e non una forma di conoscenza. “Ecco perché la cura funziona in carcere, con l’autismo e con i pazienti psichiatrici. Perché oltre che parlare, dire e condividere poi si fa”. Ha messo in guardia dai rischi che corrono gli artisti di diventare narcisisti ed egoisti. Per la teatroterapeuta essi devono sporcarsi le mani, uscire dal proprio palcoscenico, dal proprio laboratorio e andare verso l’altro, aprirsi verso il mondo. Per questo servono coerenza e umiltà, i valori base della fratellanza, dell’amore e il terreno indispensabile per qualunque forma d’arte e di pace. “Ho voluto mostrarvi nel video tutte le fragilità, tutte le umanità con cui io mi confronto, perché da loro imparo tantissimo. Sono loro il rimando che se tu porti avanti una coerenza di pace, d’amore, di condivisione e di lavoro, dai una possibilità di cambiamento e di trasformazione”, ha concluso.

La tavola rotonda è terminata con una sessione di domande e risposte che hanno illustrato alcune iniziative in tema con la tavola rotonda. Il professor Falzone ha raccontato di aver guidato una visita al quartiere ebraico e alla sinagoga di Caltanissetta, con gli alunni di una scuola primaria, mostrando loro alcuni simboli di quella cultura. La Professoressa Jaskierowicz Arman ha spiegato che quotidianamente invita a casa sua amici cattolici, protestanti e musulmani con i quali stabilisce rapporti di profonda  fraternità. La Professoressa Grossi ha parlato della teatroterapia come strumento che permette di attraversare qualunque momento complicato della vita. Due sono le regole: vivere il momento presente e avere il cuore curato, guarito e in equilibrio. Se il mio corpo sta bene, farò azioni e pensieri positivi. Altre risposte hanno riguardato la difficoltà di aiutare chi non vuole essere aiutato. I relatori hanno evidenziato che la volontà di cura è il primo passo per affidarsi a qualcuno che ti aiuti; che nei momenti di difficoltà può essere risolutivo rivolgersi a Dio; e che la vicinanza, l’ascolto e il dialogo sono motivo di conforto e di sostegno.

In conclusione Carlo Zonato ha insignito il Professor Falzone del riconoscimento di Ambasciatore di pace UPF, per lo spirito di altruismo e di dedizione alla pace dimostrato.