
Per questo motivo abbiamo promosso una serie di incontri per riflettere su un modello di promozione umana che armonizzi la crescita materiale, sociale e conoscitiva, con quella etica e spirituale della persona e della società”.
Con queste parole Carlo Zonato, presidente di UPF Italia ha aperto il webinar “Etica, spiritualità e crescita individuale”, svoltosi lunedì 4 settembre 2023, organizzato dall’Associazione Interreligiosa per la Pace e lo Sviluppo (IAPD), un progetto di UPF. L’evento rientra nel ciclo di iniziative pubbliche interreligiose online “Il Nostro Esodo verso la Terra Promessa della Pace: Dimensione Spirituale e Vita Pratica” che si terranno quest’anno e nel 2024.
Presentati dalla dottoressa Enza Pennino, moderatrice, sono intervenuti Tenzin Khentse, Monaco Buddista Tibetano; Don Valentino Cottini, Sacerdote Diocesano di Verona; e Padre Jacques Serge Frant, Monaco Chiesa Melchita Greco-Cattolica.
“La società attuale è ancora vittima della vecchia divisione illuminista che indicava ciò che è laico come reale, vero, e declassava la religione e la spiritualità a credenze, miti e illusioni”, ha spiegato Tenzin Khentse in apertura dei lavori. Per il monaco i principi etici universali, propri di tutte le religioni e tradizioni spirituali, spiegati da grandi maestri, saggi, filosofi, ma anche da artisti, poeti e letterati, si fondano sulla saggezza esperienziale di ciò che è utile e benefico per l’uomo e per tutto l’esistente. A causa della nostra incapacità di scegliere e di perseguire ciò che ci è veramente d’aiuto, siamo andati nella direzione opposta. “La convinzione che la vera felicità risieda esclusivamente in un esistenza basata sui sensi, il denaro, il potere e il possesso dei beni materiali ha portato alle guerre, alla fame e alla distruzione dell’ecosistema”, ha spiegato. L’insegnamento buddhista chiama questo tempo storico “Era delle cinque degenerazioni”, ma lo identifica come il migliore per la pratica spirituale. Secondo Tenzin Khentse è la dimostrazione del collasso di un sistema che ha privilegiato l’opposto della natura umana, la quale ricerca l’equilibrio dentro e fuori di sé, riappropriandosi dei valori etici fondamentali di pace, amore, compassione, empatia, generosità e altruismo. Ha proseguito parlando di due insegnamenti universali e molto pratici del Buddha. Il primo è che tutti vogliono vivere in pace e felicemente e nessuno vuole difficoltà e sofferenza; il secondo è l’interdipendenza, per la quale tutti dipendiamo gli uni dagli altri, concetto mediato dall’osservazione dell’esistenza e della natura delle cose. “Di conseguenza danneggiare gli altri o l’ambiente significa nuocere a sé stessi. Una saggezza che l’uomo ha negato, nella ricerca di far prevalere la propria visione politica, religiosa e i propri interessi, conquistando altri popoli, sfruttandoli e schiavizandoli”. Secondo il relatore “viviamo in un mondo dove non esiste condivisione, ma l’inaccettabile differenza fra la ricchezza di pochissimi e la fame di molti”. Questa situazione “è un’offesa per l’umanità, conseguenza di una logica e un’economia che porta al suicidio della convivenza civile”. Concludendo ha ricordato che “le nostre azioni, il nostro modo di pensare, le nostre aspirazioni, le preghiere, la pace nei nostri cuori, sono un efficace contrappeso a questa deriva. Unendoci con altri che sentono l’umanità come una famiglia e il pianeta come una madre generosa, possiamo concretamente fare qualcosa di buono”.
Per Don Cottini “sono la spiritualità e l’etica a definire il grado di maturità di una persona, di una comunità, di un popolo e di una religione”. Riferendosi al Primo Testamento ha citato il Libro dei Proverbi, un libro dedicato alla formazione della persona, dove si intrecciano inestricabilmente etica e spiritualità. “La crescita personale è basata sulla composizione armonica tra questi due valori – ha spiegato – dove la prima è espressa dall’equità, dalla giustizia e dalla rettitudine; la seconda dal timore del Signore, all’interno del quale l’etica trova il suo giusto posto”. Mirando alla crescita dei ragazzi e esortandoli a diventare saggi, i Proverbi propongono un’etica dall’esterno per modellare, con la partecipazione dei soggetti, ciò che è già insito nel cuore umano e che necessita solo di essere sgrezzato. Sempre il discorso paterno sapienziale, rivolgendosi ai giovani, mette in guardia dai comportamenti morali disdicevoli. Regole che troviamo anche nel decalogo etico – sintesi della Torah, letteralmente “Istruzione” – che hanno lo scopo di favorire la crescita armoniosa della persona e di sviluppare la convivenza civile. Negli Atti degli Apostoli, ha spiegato, si proclama che Dio “non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga”. Don Cottini ha poi osservato che “nella spiritualità ebraico-cristiana l’autolimitazione per una realizzazione matura della coscienza deriva dalla percezione creaturale. L’uomo non è Dio, ma sua creatura, chiamata a realizzarsi nella consapevolezza della dipendenza dal Creatore”. Ha poi analizzato il significato di perfezione cristiana, che “non è assenza di difetti, assoluto dominio di sé e assenza di pulsioni, ma la disponibilità a farsi discepoli di Cristo. E’ libertà da ogni vincolo schiavizzante, da ogni idolo, come quello della ricchezza per seguire l’uomo delle beatitudini, le quali descrivono le caratteristiche per raggiungere la felicità, una libertà meravigliosa, serena e totale, fino al punto di amare i nemici”. Ha citato San Paolo che nelle Lettere fissa i termini di cosa significhi essere cristiani e le conseguenze etiche della scelta libera di “essere in Cristo”. In conclusione, ha affermato, “per la crescita personale che è determinata dalla spiritualità e dall’etica basta e avanza la regola d’oro di non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te e di fare agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te, presente in tutte le grandi religioni”.
“Desidero iniziare il mio intervento citando un versetto del Salmo 8: ‘O Signore, Signore nostro, quanto è grande il Tuo nome su tutta la terra! Voglio innalzare sopra i cieli la tua magnificenza;..’”. Dopo questa lettura , Padre Frant, riferendosi alle parole del salmo si è chiesto: “Perchè Dio è grande? Perché è il nostro Creatore che ci ha creato a Sua immagine e somiglianza. Ci ha fatti liberi, perché Dio è amore che è un atto libero e gratuito. Amore è la parola chiave che ancora oggi può parlare al mondo”. Ha proseguito ricordando che in origine l’uomo viveva in armonia con Dio e la creazione, ma dopo la caduta è stato allontanato dal Paradiso terrestre. Da quel momento è iniziato il suo cammino alla ricerca di Dio, e quello del Creatore per riabbracciare la Sua creatura, come nella parabola del Padre misericordioso. Citando sant’Agostino e san Paolo ha messo in evidenza la condizione dell’uomo, tormentato, in cerca del senso della sua esistenza e bisognoso d’aiuto nella sua ricerca di Dio. Ha ricordato il consiglio di Don Dossetti, suo padre spirituale: “Se vuoi salire verso Dio devi scendere come il piccolo Zaccheo del Vangelo, che per vedere Gesù era salito su un albero a Gerico. Il Signore gli disse: ‘Scendi perché voglio entrare a casa tua’. Se vuoi salire scendi nell’umiltà e accogli Dio che vuole entrare in te per festeggiare e testimoniare la Sua gloria e il Suo amore’”. Per padre Frant quindi siamo chiamati a testimoniare l’amore di Dio con la nostra vita e a santificare il Suo nome. “Noi chiamiamo Dio Padre, perchè ci ama incondizionatamente e ci vuole salvare. In Lui non c’è vendetta, ma amore misericordioso, che perdona”. Ha citato San Giovanni che nella sua Lettera scrive: “Non siamo stati noi ad amare Dio , ma è Lui che ha amato noi e ha mandato Suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati”. Da qui inizia il nostro percorso spirituale – ha spiegato il monaco – “lasciandoci amare da Dio che è nostro Padre. Se hai sperimentato l’amore paterno di Dio puoi riconoscerlo come il padre di tutti e ogni uomo diventa tuo fratello. Il suo comandamento è che chi lo ama, ami anche il fratello”. Ha chiarito cosa significa concretamente “santificare il nome di Dio”, la richiesta contenuta nel Padre Nostro. Vuol dire portare il suo Regno sulla terra mettendo in pratica la Preghiera Semplice di San Francesco e vivendo secondo lo spirito delle beatitudini – il manuale dell’etica cristiana – che porta alla perfetta letizia. Ha terminato leggendo l’Inno alla Carità di San Paolo e citando la frase di Sant’Agostino: “La misura dell’amore è amare senza misura”.
L’incontro si è concluso con una lunga sessione di domande e risposte con la quale i partecipanti hanno potuto approfondire ulteriormente i temi dell’incontro.