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ma è ciò che dà significato alla tua vita
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Verso il “CONSIGLIO NAZIONALE PER LA PACE”

Si sono svolti il 15 Ottobre  presso la sede UPF di Milano ed il 22 Ottobre presso l’ambasciata di pace di Colle Mattia, Roma, due incontri di confronto e condivisione in vista della formazione del “Consiglio Nazionale per la pace UPF-Italia”. Questi incontri sono stati il seguito di altri precedenti che avevano coinvolto in particolare ministri di diverse fedi e che hanno dato l’opportunità di stendere una prima bozza di “DICHIARAZIONE DI INTENTI”, e di discutere i “CRITERI GUIDA” per la formazione del Consiglio nascente.

 

-   I documenti di sintesi,  corredati dalle linee guida che hanno consentito la promozione del Consiglio Interreligioso Internazionale presso l’ONU, sono stati inviati agli ambasciatori di pace ed ospiti invitati per queste due ultime occasioni di incontro e di discussione. Le due giornate sono state dedicate a raccogliere impressioni, suggerimenti ed eventuali idee dai vari presenti che, in questa occasione, provenivano non soltanto dall’area religiosa, ma soprattutto dall’area laica e della società civile. Durante le due giornate è stato raccolto inoltre un primo assenso di disponibilità da parte dei presenti ad essere membri attivi del Consiglio nascente scegliendo l’area di maggiore interesse nella quale ciascuno sentiva di poter dedicare la propria esperienza ed il proprio investimento. Le aree ed i relativi  gruppi di lavoro designati sono stati i seguenti: INTERRELIGIOSO - FORMAZIONE/EDUCAZIONE – BUON GOVERNO – COMUNICAZIONE/INFORMAZIONE – VOLONTARIATO/ONG – CULTURA/ARTE/SPORT


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Ampiamente discussi sono stati i documenti e molti gli interventi condivisi dai presenti con osservazioni,  riflessioni e suggerimenti. Di seguito alcune sintesi degli interventi dei partecipanti:

-    Quanto ci è stato trasmesso dovremmo sentirlo dentro di noi come  una missione che ci è stata assegnata per formare le future generazioni. Ci  dovrebbe essere più attenzione alla formazione dei formatori, aspetto che è stato assente nella visione dei governanti. Non si può dare se non si ha e quindi apprezzo lo sforzo che state producendo per investire verso questa direzione.

-    Dobbiamo partire da questo “sogno”, stante la situazione frammentata e disgregata che ci contorna. C’è la necessità di “negoziare le diversità”, siamo un paese ancora molto chiuso rispetto alle diversità culturali e religiose del mondo. Dobbiamo superare tanti pregiudizi  innovando la politica. Partire dal sistema familiare è un punto veramente chiave. Vi è la necessità di una nuova classe dirigente.

-    Quanto ci è stato presentato è un progetto molto importante che ha bisogno di tempo. Dobbiamo ricercare come stabilire un nuovo ordine interculturale nel mondo della globalizzazione perché tutti possano collegarsi e collaborare meglio    . Dobbiamo ridurre l’illegalità, l’ingiustizia e andare oltre l’intolleranza. Dobbiamo promuovere il dialogo e lo scambio attraverso informazione, sensibilizzazione ed educazione.

-    Il progetto è ambizioso e utopico ma dovrebbe diventare il nostro goal. Alcuni problemi esistono, come il diritto di veto di alcuni stati all’interno delle NU; oppure la presenza delle religioni che hanno creato delle sovrastrutture che pretendono di avere la “supremazia” sulle altre;  in questo senso il dialogo interreligioso fino ad ora è stato un impegno più diplomatico che efficace; siamo poi di fronte al fenomeno di aumento di stati invece che di riduzione, al determinarsi di regionalismi (specie in Africa) fatto che non aiuta e che rende ancor più lontano il sogno di cui stiamo parlando; vi è la necessità di ristabilire il senso delle priorità nell’ambito del “Buon Governo”. E’ necessaria una battaglia sul livello etico e culturale e questo dovrebbe essere una priorità che però non è presente nella azione di nessun governo.

-    La religione oggi viene messa troppo in disparte rispetto agli ambiti sociali e nonostante questo rimane spesso motivo di conflitto e di lotta in varie parti del mondo. Per questo in molti paesi si cerca di separarla dalla vita politica e sociale per eliminare motivi di conflitto. A me piace essere accettato come alter-nativo non come extracomunitario. Dobbiamo smorzare l’escalation di conflitto e non insistere sulla propria identità creando antagonismi.

-    La via più sicura è quella di “AVERE DEI VALORI” più che enfatizzare la propria identità. Avere dei valori come elemento di convergenza e senza secondi fini; quindi stendere una base comune di principi universali condivisi diventa una necessità.

-    Il progetto del consiglio attira molto quando ne parlo, ma è senz’altro ambizioso e presenta molte difficoltà. C’è la necessità di un documento di intenti che rappresenti il nostro biglietto da visita che chiarisca posizione e strategie comuni.  Darsi poi un “vestito ufficiale” in un momento che crei un impatto comunicativo adeguato in una sede istituzionale (es. Ginevra c/o ONU). Pensare anche a iniziative speciali almeno una volta l’anno (es. Gerusalemme).
-    Pensando al consiglio interreligioso vi è la necessità di riunire i grandi gruppi religiosi e quindi anche i loro esponenti ufficiali, che però siano disposti a promuovere una identità comune, piuttosto che enfatizzare le proprie peculiarità.

-    Non dobbiamo rischiare di fare grossi proclami ideali senza poi agire; dobbiamo promuovere questo anche negli ambiti locali. Non dobbiamo  rischiare di parlare senza agire.

-    Oggi esiste una incredibile diffidenza della gente che non parla più. Secondo me le tappe in sequenza sono: armonia in sé, dialogo con gli altri, collaborazione. Dimostrare che siamo pronti ad “aprire la nostra porta” perché qualcuno deve iniziare. Rispetto all’ora di  religione a scuola potrebbe essere sostituita con programmi educativi; di educazione alla vita.

-    Se siamo qui e ci diciamo le cose che abbiamo condiviso è perché esiste un bisogno, un bisogno di pace, un disagio diffuso. E non è soltanto un bisogno nostro ma si sta notevolmente allargando. Purtroppo le “religioni del libro” sono tendenzialmente intolleranti e spesso un altro limite è che vi è notevole ignoranza anche rispetto alla propria fede. Quindi ben venga un punto di riferimento comune.
-    E’ importante trascendere le religioni nel senso di creare un consiglio che sia super partes rispetto alle varie fedi e quindi ben venga la presenza di laici nei vari settori.

Come detto sopra sono stati raccolti alla fine i nominativi di coloro che hanno dichiarato la loro disponibilità ed è stato chiesto di individuare l’area o gruppo di lavoro più confacente alla propria esperienza, attività o aspirazione.  Diversi  hanno espresso il desiderio di collaborare, anche se non presenti agli incontri. Saranno predisposte delle liste complete al più presto.


PIANO OPERATIVO :

1)    Completare i nominativi da inserire nei rispettivi gruppi e comunicare poi ad ognuno nomi ed  e-mail del gruppo – serve nominare un coordinatore per ogni gruppo.
2)    Definire gli obiettivi e le modalità operative di ogni singolo gruppo in modo da chiarire come procedere con ogni coordinatore.
3)    Riunione generale ed investitura del “Consiglio Nazionale per la Pace Italia” – definire quando, dove e programma della giornata (Celebrazione – formazione dei gruppi ed obiettivi di ciascuno – Stesura definitiva della “Dichiarazione di Intenti” come base comune – Assegnazione riconoscimento come AdP ai membri del Consiglio non ancora nominati).

OBIETTIVI GENERALI
Sulla base della visione che l’ UPF promuove,  il Consiglio Nazionale per la Pace dovrebbe diventare “VOCE AUTOREVOLE” per sensibilizzare dialogo, confronto ed azioni, nei confronti dei vari ambiti istituzionali, perché La Politica, La Formazione, La Comunicazione, L’Arte Cultura e Sport, la Scienza insieme a Religione e Volontariato, siano tutte al servizio della costruzione della Pace e della coesione sociale.

OBIETTIVI per ogni singolo gruppo di  studio e lavoro
1)    Individuare quale sia la situazione attuale in Italia rispetto a ciascuna delle aree definite: quali sono i punti positivi e negativi della situazione attuale e soprattutto quali sono gli aspetti che impediscono a ciascuna di operare per la pace e la coesione sociale.
2)    Quali azioni possono essere intraprese, per ciascuna area, per sensibilizzare chi si trova in posizione di responsabilità pubblica di operare sempre più con una mentalità, con una coscienza e con obiettivi  che mirano a costruire pace e coesione sociale. (definire un piano di azioni e attività a lungo, medio e breve termine)
3)    Ogni gruppo di lavoro si presenterà alla riunione generale, in data da stabilirsi, con il primo frutto della propria collaborazione, la stesura di una bozza di studio ed un programma operativo. Almeno un rappresentante per gruppo, quindi, dovrà essere presente per la relazione.