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Nazionali

Settant’anni di diritti umani. E una ‘carta’ da scrivere ogni giorno

Monza, 10/12/2018

 

A Monza, anno dopo anno, l’appuntamento con i diritti umani si rinnova il 10 dicembre, grazie alle iniziative promosse dall’UPF – Universal Peace Federation e all’impegno del presidente della sezione monzese dell’associazione, Carlo Chierico, in occasione dell’anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani firmata all’Onu nel 1948 e che quest’anno ha spento 70 candeline.

La giornalista Carlotta Morgana è stata conduttrice del convegno di quest’anno – dal titolo “Diritti umani: focus su Birmania, Siria, Togo” assieme allo stesso Carlo Chierico che ha introdotto la serata con questo pensiero: “Quando la politica smette di occuparsi delle persone, deve essere la società civile a scendere in campo per la difesa dei diritti”; un richiamo alle parole pronunciate dal direttore generale di Amnesty International Gianni Rufini.

Il superamento di questa differenza Ettore Fiorina lo ha visto incarnato nell’esempio biblico di Rispa, la madre la cui storia ha voluto raccontare a introduzione della serata, una madre che decide di vegliare i figli e tutti coloro che sono morti insieme a loro, perchè “ogni figlio è figlio di tutti”.

Carlotta Morgana e Fabrizio Annaro

 

Gli interventi sono stati aperti da Fabrizio Annaro, direttore del Dialogo di Monza, il giornale online che le buone notizie ha deciso di metterle in prima pagina: Nel suo intervento ha parlato di una BUONA NOTIZIA che fa lo stesso impercettibile rumore di UNA FORESTA CHE CRESCE; “La foresta che cresce sono le azioni degli uomini di buona volontà, che ci sono, esistono e agiscono. E che possiamo essere tutti noi, nella nostra vita di tutti i giorni. Non saremo forse mai una maggioranza, ma come quella ‘minoranza dei giusti’ di cui parla il Talmud potremo avere la forza di portare avanti il mondo intero.”

Carlo Chierico prima ha ricordato che tutta l'attività della UPF è stata ispirata dai fondatori, i coniugi Rev. Sun Myung Moon e la moglie dott.ssa Hak Ja Han, citando in particolare l'attività a favore della pace e dei diritti umani sviluppata con grande impegno a livello mondiale, e poi ha introdotto il giornalista togolese Kokouvi Aligbo, costretto a chiedere l’asilo politico per aver scritto articoli non graditi al presidente del suo Paese. Dalle sue parole scopriamo l’esistenza di una dittatura che esercita un controllo assoluto sulle risorse economiche e sulla libertà delle persone nonostante il Togo sia un paese ricchissimo.

Kokouvi Aligbo e Carlo Chierico

 

Il secondo intervento è stato dell’ex senatrice Albertina Soliani che ha portato la testimonianza della profonda amicizia instaurata con la leader della Birmania Aung San Suu Kyi. Ne ha quindi raccontato la vicenda da quando si era trovata agli arresti domiciliari sino a quando, con la sua determinazione e caparbietà, è stata eletta dal suo popolo. Ha continuato poi descrivendo come stia continuando ad agire per cercare di migliorare la situazione cercando di mettere in atto quella ‘rivoluzione spirituale’ che secondo la stessa leader birmana può accompagnarsi alla politica. Tutto ciò per non limitarsi a proclamare i diritti umani ma scegliendo di viverli.

Albertina Soliani e Carlo Chierico

 

L’ultimo intervento è stato di Lorenzo Locati che ha scelto di rimboccarsi le maniche e fare qualcosa anche senza essere a capo di un governo. Ex professore di educazione fisica e fondatore a Monza dell’associazione Insieme si può fare Onlus, nata per portare aiuti umanitari nei territori devastati dalla guerra in Siria e che ha nel suo stesso nome il proprio principio ispiratore. Insieme, per il popolo siriano martoriato dalla guerra, in questi anni, è stato fatto non poco, come ha spiegato con entusiasmo Lorenzo. Un esempio su tutti? La Plaster School, letteralmente ‘scuola cerotto’: “Perché non abbiamo la pretesa di risolvere il problema, ma proviamo almeno a metterci un cerotto”. È una scuola che raccoglie gli ultimi degli ultimi: bambini con handicap, o costretti a lavorare per strada, o duramente segnati dalla guerra in corso.

Dopo 70 anni, i principi scritti nella Dichiarazione universale dei diritti umani sono affidati a noi. E sta a noi far sì che chi ci sta intorno possa continuare a leggerli. Continuando noi stessi a scriverli, nelle nostre vite e nelle nostre azioni. Fedeli al grande dovere contenuto nel primo dei trenta principi della Carta: “agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. In quanto esseri umani, “dotati di ragione e di coscienza”.