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La famiglia di fronte ai mass media: un rapporto da ripensare nell’era della digitalizzazione

In occasione della Giornata Internazionale della Famiglia e della Giornata Internazionale della Libertà di Stampa, Universal Peace Federation (UPF Italia) e l’Associazione Internazionale Media per la Pace (IMAP Italia), un progetto di UPF, hanno organizzato il webinar “Mass media e famiglia: tra consumo e rappresentazione”, il 15 maggio 2025.
Promosso nell’ambito del ciclo d’incontri, “Essere costruttori di Pace”, del Peace Forum di UPF Italia, il webinar ha inteso esaminare il profondo cambiamento che ha interessato la famiglia nel corso del tempo influenzato del consumo dei mass media, che hanno conquistato un posto di rilievo nella vita quotidiana dei suoi componenti.
Sono intervenuti: Vittorio Patanella, Coordinatore di IMAP Italia; Maria Pia Rossignaud, Direttrice di “Media Duemila”, Vicepresidente dell’“Osservatorio TuttiMedia”e moderatrice; Marco Respinti, giornalista, saggista, docente e Direttore Responsabile di “Bitter Winter”; Marco Lombardi, Direttore della Scuola di Giornalismo dell’Università Cattolica di Milano; Luciano Sesta, Docente di Filosofia Morale all’Università di Palermo; e Carlo Zonato, Presidente di UPF Italia.
Dopo il saluto di benvenuto di Vittorio Patanella, che ha illustrato le finalità delle organizzazioni promotrici dell’evento, ha preso la parola Maria Pia Rossignaud, che ha presentato il primo relatore, Marco Respinti.


Il giornalista ha esordito evidenziando come la rappresentazione della famiglia sia diventata un argomento controverso e persino un “bersaglio” fin dagli anni ‘60, in seguito a importanti mutamenti sociali e legislativi.
Per il relatore i media hanno contribuito a dipingere la famiglia “come un ambiente di arretratezza e oppressione” e sempre più spesso si sente affermare che essa sia un “luogo pericoloso dove si commettono crimini turpi”. Respinti ha poi osservato che la famiglia, tradizionalmente considerata luogo privilegiato per lo sviluppo della persona, è invece descritta come una sorta di ‘prigione’.
Ricordando che i media sono semplici strumenti e che l’attenzione debba concentrarsi sui soggetti e gli oggetti della comunicazione, ha affermato che “la decadenza nell’uso dei mezzi comunicativi riflette la crisi più profonda dell’uomo che ha smarrito il senso della verità e della responsabilità”.
Della crescente influenza dei media digitali ha parlato Marco Lombardi, evidenziando che hanno una “pervasività, un impatto e una capacità di cambiamento della nostra quotidianità, che ha ampiamente superato quella dei mezzi analogici tradizionali”.
Ha fornito alcuni dati sui cambiamenti strutturali della famiglia italiana, che mostrano un aumento del numero dei nuclei famigliari, ma una diminuzione dei membri, con una crescita significativa delle famiglie unipersonali e monogenitoriali, mentre quelle allargate rimangono in una quota residuale.


La pubblicità, in questo contesto, ha rispecchiato e in un certo senso legittimato queste nuove forme familiari, ha osservato il relatore, mettendo in luce come “l’introduzione delle tecnologie digitali abbia modificato le dinamiche familiari, creando un divario tra ‘nativi digitali’ e ‘immigrati digitali’”.
Concludendo ha posto l’accento sull’importanza fondamentale dell’alfabetizzazione mediatica che le famiglie devono acquisire e della responsabilità dei comunicatori nel divulgare le informazioni.
Secondo Luciano Sesta i media digitali non andrebbero considerati come semplici strumenti, ma come un ambiente immersivo che sta modificando l’essere umano a livello antropologico.
Il successo della dimensione digitale, ha osservato, “risiede nella sua capacità di rispondere a esigenze umane profonde, come la “passione per l’altrove” e la ricerca di un mondo migliore, un ruolo che in passato era svolto dalla religione”.
L’immersione digitale, con fenomeni come la paura di perdere ciò che accade online, può portare a percepire l’esperienza virtuale più “reale” della vita fisica, ha osservato. “Oggi si ha il dubbio di non aver fatto un’esperienza finché non la si condivide sui social”.
In conclusione ha evidenziato che la ricerca di visibilità online è legata al desiderio umano di essere riconosciuti, aggiungendo che “l’impatto dell’esperienza virtuale sulla sfera dell’intimità sessuale, come nella pornografia, può sostituire o modellare quella reale”.

Durante il dibattito è stato affrontato il fenomeno delle “Traditional Wives” su TikTok, mogli che credono e praticano ruoli di genere e matrimoni tradizionali. Questa realtà è stata interpretata come una possibile reazione o rivendicazione identitaria o come una sperimentazione di stili di vita diversi offerta dagli “ecosistemi digitali”, o ancora come un esempio della polarizzazione tipica della rete che tende a estremizzare le posizioni, come gli algoritmi che spesso incentivano tale polarizzazione per ragioni economiche.
I relatori hanno inoltre evidenziato che attualmente ciò che il web sta realizzando, compresa la cosiddetta intelligenza artificiale, è simile a ciò che la religione svolgeva in passato. Risponde a bisogni umani che non si riducono alla dimensione claustrale del mondo puramente fisico. Una realtà esclusivamente fisica appare limitata e il crescente successo del digitale dimostra che questa nuova dimensione sta sostituendo quella religiosa; man mano che la ‘religione’ dei like e delle connessioni continue avanza, la religione tradizionale sembra ritirarsi.
Terminando Zonato, Patanella e i partecipanti hanno espresso la speranza di poter organizzare altri incontri per comprendere più approfonditamente la complessità del mondo digitale, rilevando come una maggiore competenza mediatica può apportare significativi benefici alle famiglie e alla comunità.